[C16483]
citare [ci-tà-re] v.
◆ v.tr. sogg-v-arg In un discorso o in uno scritto, riferire esattamente le parole di qlcu.: citare Dante, Machiavelli; riportare esattamente uno o più passi di un testo orale o di un’opera scritta: citare un verso di Omero, un proverbio, un articolo di legge; menzionare: citare il caso di uno sconosciuto
▪ citare qlco. a memoria, riportare parole dette o scritte da altri fidando solo nella memoria, senza controllare l’esattezza della citazione
◇ sogg-v-arg+compl.pred
1 dir. Convocare qlcu. in giudizio come parte in causa o testimone: citare qlcu. come debitore moroso, come testimone; in contesto noto il compl. predicativo può restare sottinteso: hanno citato anche l’autista
2 estens. Menzionare qlcu. per additarlo all’attenzione degli altri, come modello da imitare [SIN] indicare, additare: citare qlcu. a modello di buona amministrazione, a esempio di rettitudine
citarsi
◆ v.pronom. sogg-v non com. Riportare le proprie parole, menzionare se stessi in relazione a quanto detto o scritto precedentemente
[ETIMO] dal lat. citāre “far muovere” quindi “chiamare”, iterativo di ciēre “porre in movimento”
[DATA] sec. XIV